Con questo articolo, che in realtà rappresenta una pubblicità progresso, non vi annoierò con l'elenco delle malattie scatenabili con l'assunzione di farmaci dopanti (magari lo farò la prossima volta), ma vi presenterò un libro utile da portare con voi per le vacanze estive per leggerlo in spiaggia con tutta tranquillità.
Amici miei desidero proporvi la lettura di un piccolo libro dai grandi contenuti, un testo scritto da una persona qualificata il dott Pietro Trabucchi: psicologo delle Squadre nazionali di Triathlon, collaboratore presso l'Istituto di Scienze dello Sport del CONI, autore di un volume sulla preparazione mentale negli sport di resistenza e coautore di un testo universitario sulla psicologia dello sport.
Il titolo di tale testo è Ripensare lo sport (edito da FrancoAngeli, www.francoangeli.it ), come e perché utilizzare lo sport per sviluppare le potenzialità di ogni persona. È un testo che mi sta a cuore per i suoi alti contenuti educativi applicabili a qualsiasi atleta dal ciclista al bodybuilder. Le mie riflessioni, in questo utile annuncio pubblicitario, si soffermano sull'atleta BBer categoria che mi è più vicina; leggendo questo libro il bber, dal ragazzino che si iscrive in palestra al Campionissimo professionista, avrà modo di rispolverare i routinari comportamenti che spingono l'atleta a intraprendere la strada del doping.
La mia prima impressione dopo aver letto questo libro è stata un senso di appagatezza e una ricarica di fiducia interiore, il BBer natural non è un perdente ma il guerriero antico che soffre e combatte la fatica per il gusto di allenarsi senza scorciatoie e gode dei risultati estetici scaturiti dall'intenso allenamento e sano stile di vita.
Il natural BBer è una specie in via d'estinsione che resiste alla martellante pubblicità dell'eroe sportivo professionista che diventa famoso per i fantascientifici risultati atletici ottenuti, per poi magari risultare indagato per doping o ancora peggio riapparire sui quotidiani per qualche patologia associata alla sua vita farmaceutica sportiva.
Leggendo questo libro ci imbatteremo in una classica domanda:
Quali le motivazioni che spingono al doping? Riporto testualmente una piccola parte dell'esauriente risposta:
"il doping professionistico oggi risulta più facilmente 'accettabile' in quanto più facilmente giustificabile: il vincitore di una medaglia d'oro olimpica può arrivare a guadagnare cifre da capogiro, sommando compensi derivati da sponsorizzazioni….Ma quali sono invece le motivazioni alla base di questo vastissimo movimento di amatori che vogliono vincere a tutti i costi?....... bisogno di protagonismo e fragilità interiore…società pillolo-centrica e atteggiamento verso il farmaco….la ricerca della soluzione magica ed onnipotente che protegge dal fare fatica….la fiducia nella possibilità tecnica di un controllo onnipotente del corpo...esiste un termine interessante nel vocabolario del bodybuilding: HARDGAINER. Letteralmente significa "chi fa fatica a crescere" e viene utilizzato per indicare le persone che posseggono un patrimonio genetico che non gli permette di diventare grossi con facilità. Ma io utilizzo questo termine con un significato diverso, ma che rientra comunque nella traduzione della parola, e lo estendo all'intero mondo dello sport: la parola viene allora ad indicare chi ama migliorare attraverso la strada dura, cioè senza scorciatoie. Perché non vede nello sport tanto un fine (apparire come vincitore) ma il mezzo per essere migliore. L'hardgainer non prende sostanze proibite non perché è più stupido, ma semplicemente perché ha deciso di gocare un gioco diverso. Il doping uccide la possibilità di utilizzare lo sport per crescere interiormente: questo è il suo vero crimine imperdonabile. Forse aumenterà la crescita muscolare, o la forza "esterna" degli individui: ma, essendo una scorciatoia, permette di aggirare il confronto con le difficoltà; permette di fare a meno della disciplina, della devozione e del coinvolgimento nei confronti degli obiettivi che ci si è dati... in sostanza l'hardgainer è proprio colui che accetta di partecipare e di dare il meglio di sé rimanendo all'interno di un sistema di regole che lui stesso ha liberamente scelto; il suo obiettivo finale non è semplicemente essere vincente sugli altri. Questo è soloun mezzo per un altrofine, quello della crescita personale, della vittoria su di sé e sui propri limiti... .
Concludo riportando il bellissimo "principio di Gulliver" che il dott. Trabucchi riporta nel suo libro:
...Sia dato un sistema di norme, un'unità di misura per valutare una certa prestazione ed alcuni giocatori. Il giocatore più bravo non è necessariamente quello che esprime i livelli assoluti più elevati della prestazione. Il migliore è quello che produce la prestazione più elevata relativamente alle sue condizioni di partenza...tanto per fare un esempio è molto più bravo il novantanovenne che corre i 100 metri piani in 28" (Booth ai Mondiali Master 2002), del ventenne che ne impiega 10"...